| Yes Man - La Recensione |
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| Thursday 22 January 2009 | |||||
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Scritto da : Francesco Cianciarelli
Come si può non amare Jim Carrey? la deliziosa plasticità del suo viso classica, dove tutto procede per filo e per segno seguendo sia i tre atti di matrice aristotelica, sia il classico modello del "viaggio dell'eroe", con tanto di figura del mentore, che l'azienda hollywoodiana usa da decenni come elemento strutturale. Siamo di fronte ad una commediola semplice e senza troppe pretese, che si limita a raccontarci la classica vicenda di inserimento del soggetto nel sociale, come vuole il genere archetipico in questione, il tutto condito con la necessaria storia d'amore che permette al protagonista di vivere e sancire queste sua maturazione personale. Al di sotto della trama possiamo tuttavia intravedere delle interessanti dinamiche soggiacienti che si insinuano e nutrono il tessuto complessivo: possiamo notare il fatto che il film ci mostra il protagonista dal momento della disperazione al re-inserimento nella società, cosa che avviene fondamentalmente grazie alla provvidenziale partecipazione al corso motivazionale per l'appunto denominato "yes man". La vita di Carl Allen subisce la svolta giusta e produttiva nel momento in cui riesce a reagire in modo diverso agli stimoli che provengono dall'ambiente: dall'atteggiamento negativo di chi ha perso entusiasmo nelle cose della vita (addirittura, come gli viene detto, non riesce nemmeno a masturbarsi per mancanza dell'interesse necessario) e che quindi nn sa fare altro che dire NO, a una reazione totalmente opposta, ossia il dire SI. Dunque la concezione del mondo che soggiace al film si basa semplicemente e unicamente sulla capacità del soggetto di cogliere l'esterno, dato che sono le offerte a cercare Carl: l'individuo è cosi ridotto a una mero consumatore, dove il nocciolo della vita sta solo nel poter accettare o meno gli imput che il mercato offre, con la conseguenza che se nn li coglie è destinato alla solitudine e a precludere la propria carriera lavorativa (si ricordino le parole del migliore amico di Carl all'inizio del film mentre se ne va per le scale urlando "rimarrai solo.. solo.. solo"). Non viene minimamente preso in considerazione il fatto che l'individuo deve potere e saper creare le proprie occasioni invece di aspettare che piovano dal cielo.. è l'apoteosi di un sistema consumistico capace solo di affermare la dimensione consumativa del soggetto: io esisto quando scelgo, come diceva sartre, tuttavia in questo caso la scelta è limitata al momento in cui mi viene chiesto di decidere in base ad un'offerta preconfezionata. Fanno sorridere gli enormi vantaggi che Carl ottiene dicendo di si: Vuoi concedere un prestito? avanzerai di carriera! Vuoi dare un passaggio ad un barnone? incontrerai l'amore della tua vita! Viene da pensare che, in questa fase di recessione economica globale, di congiuntura e di crisi mondiale, la speranza dei media sia riposta nell'individuo che sa dire di si al consumo e che come premio ottiene vantaggi in termini di ricchezza e felicità. Vorrei sottolineare anche la dinamica di relazione fra i due sessi, dato che la storia d'amore riempie l'intera trama del film. L'uomo, come si è visto, è prentato incapace anche solo di concepire la possibilità di creare il proprio futuro, essendo capace solo di ragionare in base a quello che gli viene offerto. Non è in grado dunque di agire nel senso pieno del termine, ovvero di creare la propria vita in modo autonomo. Viene quindi a cadere uno degli assiomi su cui si è sempre fondata la differenza sessuale: l'uomo che agisce e la donna che si mostra. A Carl le cose accadono per caso, per pura casualità, lui si limita ad accettarle tutte!
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